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The End of Power

The End of Power

From Boardrooms to Battlefields and Churches to States, Why Being In Charge Isn't What It Used to Be
di Moisés Naím 2013 320 pagine
3.63
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Punti chiave

1. Il Cambiamento Fondamentale: Il Potere Sta Decadendo

In parole semplici, il potere non compra più quanto faceva in passato.

Una trasformazione storica. Il potere, inteso come la capacità di influenzare o impedire azioni, sta attraversando una profonda trasformazione che cambia il mondo. Si sta diffondendo, mettendo in discussione i “megagiocatori” consolidati con nuove “micropotenze” più piccole, e chi detiene il potere vede la propria capacità di esercitarlo sempre più limitata. Questa mutazione fondamentale significa che il potere è più facile da ottenere, più difficile da usare e più facile da perdere, una realtà spesso trascurata nelle discussioni sui cambiamenti di potere tra entità specifiche.

Rendimenti decrescenti. Anche le figure più potenti — presidenti, amministratori delegati, leader religiosi — esercitano meno influenza rispetto ai loro predecessori. Devono affrontare più sfidanti, un controllo più severo da parte dei mercati globali e dei media, e un attivismo civico crescente, che comporta conseguenze più rapide e severe per gli errori. Questa nuova realtà rimodella le interazioni umane, coinvolgendo non solo l’élite ma anche la vasta classe media e i più vulnerabili.

Oltre Internet. Sebbene nuove tecnologie come Internet giochino un ruolo, la decadenza del potere è guidata da forze più profonde e intrecciate. Tra queste vi sono trasformazioni demografiche ed economiche, cambiamenti politici e mutamenti profondi nelle aspettative, nei valori e nelle norme sociali. La storia degli scacchi, dove giovani giocatori provenienti da contesti diversi sfidano i Gran Maestri affermati, è una potente metafora di questa erosione globale delle strutture di potere tradizionali.

2. Comprendere il Potere: Canali e Barriere

Il potere è la capacità di dirigere o impedire azioni presenti o future di altri gruppi e individui.

Quattro canali del potere. Il potere si esprime attraverso mezzi distinti:

  • Il Muscolo: coercizione o minaccia di forza (es. eserciti, polizia, fallimenti economici).
  • Il Codice: dovere morale, tradizione, costumi culturali, credenze religiose (es. i Dieci Comandamenti).
  • La Persuasione: pubblicità, campagne, convincimento (es. cambiare percezioni).
  • La Ricompensa: incentivi materiali (es. aumenti salariali, aiuti esteri).
    Questi canali spesso si mescolano nella pratica, ma comprenderne i meccanismi distinti è cruciale per analizzare le dinamiche di potere.

Barriere al potere. Il potere si radica quando è protetto da barriere che difendono gli incumbenti dai rivali. Queste possono essere:

  • Leggi e regolamenti (es. norme elettorali, licenze).
  • Accesso esclusivo a risorse (es. capitale, petrolio, tecnologia proprietaria).
  • Budget pubblicitari e marchi attraenti.
  • Autorità morale o carisma personale.
    Quando queste barriere si indeboliscono, nuovi attori possono sfidare la struttura di potere esistente, portando a spostamenti e persino a riorganizzazioni drastiche dell’influenza.

Analogia con il potere di mercato. Il concetto economico di “barriere all’ingresso”, che spiega il “potere di mercato” (la capacità di fissare prezzi senza temere rivali), si applica universalmente. Barriere alte conducono a strutture stabili e ristrette dominate dagli incumbenti, mentre barriere basse favoriscono la competizione e permettono ai nuovi entranti di guadagnare terreno. Questo quadro aiuta a spiegare perché il potere cambia o rimane stabile in vari ambiti.

3. L’Ascesa del Grande Potere: L’Ideale Weberiano

Dove la burocratizzazione dell’amministrazione è stata completamente realizzata, si stabilisce una forma di relazione di potere praticamente infrangibile.

Il trionfo del “grande”. All’inizio del XX secolo si affermò il consenso che il potere richiedeva dimensioni, scala e un’organizzazione forte, centralizzata e gerarchica. Questo “ideale weberiano” della burocrazia, promosso dal sociologo Max Weber, divenne il modo più efficace per accumulare, mantenere ed esercitare il potere in governi, imprese, eserciti e chiese. Weber vedeva la burocrazia come la forma più avanzata di organizzazione, offrendo “precisione, velocità, chiarezza, conoscenza dei fascicoli, continuità, discrezione, rigorosa subordinazione, riduzione degli attriti e dei costi materiali e personali.”

Rivoluzione manageriale. Lo storico aziendale Alfred Chandler documentò come grandi imprese multi-unità, gestite gerarchicamente, sostituirono le piccole aziende familiari, spinte dalla tecnologia e dalle esigenze industriali. Questa “rivoluzione manageriale” vide la “mano visibile” dei manager professionisti plasmare le attività economiche più delle forze di mercato. L’economista Ronald Coase spiegò ulteriormente questa crescita attraverso i “costi di transazione”, sostenendo che le imprese crescevano internalizzando funzioni per ridurre costi esterni, creando barriere formidabili per i nuovi rivali.

Rafforzamento post-bellico. La Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda consolidarono ulteriormente l’equazione dimensione = potere. La mobilitazione di massa, “l’arsenale della democrazia” e la corsa agli armamenti alimentarono la crescita di colossi aziendali e grandi apparati di sicurezza. Questo periodo rafforzò la convinzione che “grande è meglio”, suscitando preoccupazioni da parte di critici sociali come C. Wright Mills riguardo a un’“élite del potere” e alla concentrazione del potere in una classe dirigente intoccabile.

4. Tre Rivoluzioni Minano le Strutture Tradizionali del Potere

Le sfide più grandi al potere nel nostro tempo derivano dai cambiamenti nelle basi della vita — come viviamo, dove viviamo, per quanto tempo e con quale qualità.

La Rivoluzione del “Di Più”. Questa epoca di abbondanza significa più di tutto: persone, paesi, beni, servizi, armi e informazioni. Miliardi di persone vivono ora più a lungo, più sane e più istruite, con accesso senza precedenti a cibo e opportunità. Questo cambiamento demografico rende le popolazioni più difficili da regimentare e controllare, poiché sono meglio informate, meno dipendenti e più difficili da coordinare, aumentando costi e rischi della coercizione per chi detiene il potere.

La Rivoluzione della Mobilità. Persone, merci, denaro, idee e valori si muovono a ritmi impensabili. Questa mobilità crescente, dalla migrazione internazionale all’urbanizzazione rapida e alla “circolazione cerebrale”, rende le popolazioni più difficili da controllare e modifica la distribuzione del potere. Crea:

  • Nuove diaspore che influenzano la politica dei paesi d’origine.
  • Immigrati che rimodellano imprese e culture dei paesi ospitanti.
  • Miliardi in rimesse che rafforzano individui.
  • Aumenti enormi di commercio, flussi finanziari e comunicazione (es. cellulari, internet).
    Questa facilità di movimento agevola gli sfidanti e complica la posizione degli incumbenti, erodendo il potere basato su “pubblici catturati”.

La Rivoluzione della Mentalità. Riflette mutamenti profondi nelle mentalità, aspettative e aspirazioni. Una classe media globale in rapida crescita, consapevole di maggior prosperità e libertà altrove, chiede progressi più rapidi ed è meno tollerante verso la corruzione. Ciò porta a:

  • Crescente scetticismo e sfiducia verso l’autorità.
  • Un consenso globale in crescita su autonomia individuale e uguaglianza di genere.
  • Disponibilità a sfidare tradizioni consolidate e mettere in discussione il potere stabilito.
    Questa rivoluzione mina la base morale del potere, rendendo meno efficaci gli appelli a usi o obblighi morali e alimentando un diffuso senso di aspirazione e rifiuto di dare nulla per scontato.

5. Politica Nazionale: Dalle Maggioranze alle Micropotenze

Il potere dei loro alti incarichi governativi sta effettivamente diminuendo, e non a vantaggio di un particolare rivale politico o organizzazione che possano contrastare, comprare o chiudere.

Mandati frammentati. Il potere politico diventa sempre più fragile. La proliferazione di stati sovrani dal 1947, unita alla “Terza ondata di democratizzazione”, significa più paesi, più elezioni e più controlli. Le maggioranze assolute sono in declino globale, costringendo i governi a dipendere da coalizioni fragili dove piccoli partiti di nicchia possono esercitare un’influenza sproporzionata, spesso per agende ristrette.

Decentramento e disintermediazione. Il potere si sposta dalle capitali nazionali a governi statali e locali, creando nuovi organi legislativi ed esecutivi. Nei partiti, i capi tradizionali perdono controllo a favore di insurgenti e outsider, spesso spinti da nuovi strumenti di comunicazione e mobilitazione che bypassano le strutture partitiche. Questa “centrifuga politica” disintermedia i partiti tradizionali, rendendoli canali meno efficaci della volontà pubblica.

Nuovi attori politici. L’ascesa delle “micropotenze” in politica include:

  • Individui carismatici e “laici” (es. comici, blogger, attivisti) che guadagnano influenza fuori dalle carriere politiche tradizionali.
  • “Hacktivisti” che usano strumenti digitali per fini politici, costringendo i governi a giochi tecnologici senza fine.
  • Istituzioni finanziarie come hedge fund che impongono vincoli “Golden Straitjacket” sulle politiche economiche governative.
    Questi attori complicano il panorama politico, portando a maggiori stalli e a un deterioramento della qualità delle politiche pubbliche, come dimostra la crisi economica europea.

6. Potenza Militare: Pentagoni contro Pirati

Mai nel campo dei conflitti umani così pochi hanno avuto il potenziale di fare così tanti danni a così tanti a così basso costo.

La guerra asimmetrica è la norma. L’assioma militare tradizionale secondo cui la superiorità di fuoco prevale è stato ribaltato. Gruppi combattenti piccoli e agili — terroristi, insorti, pirati — sono sempre più in grado di infliggere danni significativi a nemici militari molto più grandi e tecnologicamente avanzati. Gli attacchi dell’11 settembre, il missile di Hezbollah contro una corvetta israeliana e la pirateria somala dimostrano come forze irregolari a basso costo possano sfidare costosi apparati di difesa.

Erosione del monopolio statale sulla violenza. La definizione di Max Weber dello stato come detentore del “monopolio legittimo della violenza” è incrinata. I governi perdono il controllo di territori a gruppi armati, e i mezzi di violenza si sono ridotti di scala. Armi come ordigni esplosivi improvvisati (IED) e droni sono economici, facilmente accessibili ed efficaci, permettendo ad attori non statali di condurre una “guerra di quarta generazione” che sfuma i confini tra guerra e politica, soldato e civile.

Nuove regole d’ingaggio. Il potere militare non si basa più solo sulla forza schiacciante, ma sull’adattamento alla “guerra a spettro completo”. Ciò comporta:

  • Maggiore importanza di operazioni speciali, intelligence e controinsurrezione.
  • Crescita di compagnie militari private che assumono compiti sensibili.
  • Cyberwarfare e “guerra di messaggi” come campi di battaglia critici.
  • Incentivi economici (es. traffico di droga, criminalità organizzata) che alimentano la partecipazione ai conflitti.
    Questa ipercompetizione significa che la potenza militare non garantisce più la sicurezza nazionale, poiché anche i nuovi attori sono vulnerabili a frammentazioni interne e al “wikiterrorismo”.

7. Geopolitica: La Fine dell’Egemonia e l’Ascesa dei Veti

Il mondo è entrato in un’“era post-egemonica” in cui “nessuna nazione ha la capacità di imporre la propria volontà agli altri in modo sostanziale o permanente.”

Declino dell’egemonia. Il mondo unipolare post-Guerra Fredda, in cui gli Stati Uniti erano l’unica superpotenza, sta lasciando spazio a un ordine “di nessuno” o “G-Zero”. Pur con la crescita economica di Cina e altre potenze emergenti, nessuna nazione o alleanza può imporre costantemente la propria volontà a livello globale. Gli USA, nonostante la loro potenza militare ed economica, affrontano crescenti vincoli da burocrazie straniere, ONG e cittadini, come dimostrano le rivelazioni di WikiLeaks.

Nuove dimensioni del potere. Il successo dell’egemonia USA ha involontariamente favorito nuove forme di potere:

  • Soft Power: l’attrattiva di cultura e idee (es. Hollywood, Silicon Valley). Gli USA mantengono un soft power significativo, ma volatile e sempre più condiviso con altri (es. Bollywood, K-Pop, Al Jazeera).
  • Proliferazione istituzionale: una vasta rete di organizzazioni internazionali, trattati e norme che, pur promuovendo cooperazione, creano più vie per i piccoli stati di esercitare influenza.
    Queste nuove dimensioni diluiscono il peso tradizionale militare ed economico, e la distinzione tra “nazioni élite” e “stati clienti” si assottiglia.

Il potere del “dire semplicemente no”. Il veto del Consiglio di Sicurezza ONU, un tempo strumento delle grandi potenze, è ora largamente inattivo, ma altri poteri di veto prosperano. Nell’Unione Europea, i piccoli paesi usano le regole di unanimità per ottenere concessioni. Nei forum globali come i summit sul clima, coalizioni di piccoli stati possono bloccare iniziative internazionali importanti. Questo “minilateralismo” permette a attori minori di ostacolare, deviare o ignorare i grandi poteri, mentre la decadenza della leva militare ed economica rende le sanzioni forti meno efficaci.

8. Dominio Aziendale sotto Assedio: Un Business Insolito

Dal mio punto di vista, è evidente che oggi qualsiasi CEO di una compagnia petrolifera ha molto meno potere di quelli che ci hanno preceduto.

Turbulenza ai vertici. In ogni settore, le strutture statiche dominate da pochi giganti sono scomparse. La durata media dei CEO si è dimezzata e il rischio che una grande azienda esca dalla sua élite è aumentato drasticamente. Aziende come Kodak, un tempo intoccabili, sono sparite, mentre nuovi attori da regioni inaspettate (es. Cinepolis dal Messico, Zara dalla Spagna) stanno sconvolgendo industrie consolidate. Questa turbolenza contrasta con la percezione di un potere aziendale senza precedenti.

Erosione del potere di mercato. Le barriere tradizionali all’ingresso che proteggevano gli incumbenti si stanno sgretolando:

  • Beni fisici: gli asset intangibili (brevetti, marchi, gestione della conoscenza) ora rappresentano il 40-90% del valore di mercato di un’azienda, riducendo il vantaggio di fabbriche o infrastrutture immense.
  • Scala e ambito: le economie di scala sono sfidate dalla velocità e dalla produzione di nicchia (es. fast fashion di Zara). L’outsourcing permette a piccole imprese di offrire servizi specializzati a livello globale, rendendo contestabili i “monopoli naturali”.
  • Branding: pur essendo cruciale, il vantaggio del marchio è sfuggente, con nuove piattaforme digitali che consentono ai nuovi entranti di costruire rapidamente riconoscibilità globale.
  • Accesso al capitale: venture capital e microcredito si sono diffusi globalmente, rendendo più accessibili i finanziamenti per i nuovi entranti.
  • Innovazione: piccole aziende specializzate, spesso nate in università, sono ora la principale fonte di innovazioni dirompenti, sfidando le capacità di R&S delle grandi imprese.

Deregulation governativa. Un movimento globale verso economie libere e aperte ha drasticamente ridotto restrizioni, tariffe e proprietà statale. Ciò espone aziende un tempo protette a una concorrenza feroce, accelerando ulteriormente la decadenza del potere di mercato. L’ascesa delle “Multinazionali del Sud” e la frammentazione delle borse finanziarie (es. dark pools, hedge fund) esemplificano questo nuovo panorama ipercompetitivo.

9. Ipercompetizione per Anime, Cuori e Cervelli

Le barriere all’ingresso nel pentecostalismo sono notoriamente basse.

Religione: l’ascesa delle micropotenze. Le istituzioni religiose tradizionali, come la Chiesa cattolica, affrontano una “ipercompetizione” per i fedeli. Nuove chiese evangeliche, pentecostali e carismatiche crescono rapidamente, soprattutto in America Latina e Africa, offrendo:

  • Messaggi basati su ricchezza e servizi spettacolari.
  • Flessibilità organizzativa, che permette a pastori auto-nominati di fondare chiese senza gerarchie centrali.
  • Adattamento a culture locali ed eventi in tempo reale.
  • Sfruttamento di tecnologie di comunicazione (televangelismo, social media) per diffondere messaggi globalmente.
    Questo erode l’influenza delle fedi un tempo dominanti, dimostrando come la decadenza del potere favorisca attori agili e decentralizzati.

Lavoro: nuovi sindacati e non sindacati. I sindacati tradizionali sono in declino nella maggior parte dei paesi OCSE, combattendo contro globalizzazione, automazione e mutamenti ideologici. Le loro strutture rigide e centralizzate, un tempo specchio delle grandi imprese, sono inadatte ai mercati del lavoro flessibili di oggi. Emergono nuovi modelli:

  • Sindacati come SEIU che si adattano organizzando lavoratori immigrati e a basso salario, formando alleanze con gruppi comunitari.
  • Operai cinesi che bypassano i sindacati ufficiali per organizzare scioperi tramite tecnologia.
  • “Centri dei lavoratori” (organizzazioni non sindacali) che ottengono vittorie contro il lavoro in sweatshop.
    Queste nuove forme di attivismo evidenziano la necessità che i sindacati tradizionali abbraccino nuovi metodi e condividano il potere con attori esterni più piccoli per restare rilevanti.

Filantropia: donazioni a breve percorso. Il panorama filantropico è trasformato da un’ondata di donazioni private e nuovi modelli:

  • Mega-fondazioni (es. Gates Foundation) e “celantropia” (filantropia delle celebrità).
  • “Venture philanthropy” che applica metodi aziendali (selettivi, pratici, orientati ai risultati) alla beneficenza.
  • Piattaforme online (es. Kiva, GlobalGiving) che permettono a piccoli donatori individuali di fare contributi diretti e specifici in tutto il mondo, bypassando intermediari tradizionali.
    Questa “filantropia a breve percorso” sfida le pretese di competenza ed efficienza di grandi fondazioni e agenzie pubbliche, decentralizzando l’influenza e potenziando i donatori individuali.

Media: tutti riportano, tutti decidono. L’industria dell’informazione è in costante mutamento per la digitalizzazione e la convergenza delle piattaforme. Pur esistendo ancora grandi conglomerati, il potere è sempre più nelle mani di aziende tecnologiche (Google, Facebook, Apple) e distributori di contenuti. Le barriere all’ingresso nel giornalismo sono cadute:

  • Il “giornalismo dei cittadini” (telefoni cellulari, videocamere) compete con i media tradizionali.
  • Blog e fonti online specializzate (es. fivethirtyeight.com di Nate Silver) superano i cronisti tradizionali.
  • Nuovi canali e riviste online emergono (es. The Huffington Post).
    Questa ipercompetizione riduce il potere dei media tradizionali, sfuma i confini tra notizia, opinione e intrattenimento, e sposta il panorama verso una realtà più frammentata e decentralizzata.

10. La Doppia Natura della Decadenza del Potere: Benefici e Pericoli

L’eccessiva decadenza del potere, per cui ogni attore significativo può porre il veto alle iniziative altrui ma nessuno ha il potere di imporre la propria volontà, è un rischio tanto per il sistema politico e sociale di una nazione quanto per qualsiasi comunità o famiglia, così come per il sistema delle nazioni.

Una lama a doppio taglio. Sebbene la decadenza del potere porti benefici indiscutibili — società più libere, più competizione, opzioni diversificate — comporta anche pericoli significativi. La “curva a U invertita” illustra questo: la concentrazione estrema del potere conduce alla tirannia, ma la sua diffusione eccessiva porta ad anarchia e paralisi. La sfida è trovare l’equilibrio ottimale, poiché troppa decadenza può minare il benessere sociale.

Cinque rischi concreti:

  • Disordine: la promessa dello stato di garantire stabilità è minacciata quando il potere è troppo diffuso, causando paralisi e stagnazione, come nella crisi economica europea o nell’inerzia globale sul cambiamento climatico.
  • Perdita di competenze e conoscenze: istituzioni tradizionali (partiti politici, grandi imprese, università) accumulano esperienza e sapere preziosi. Il loro declino rischia di far perdere questa memoria istituzionale, difficile da replicare per “movimenti ad hoc” o nuovi attori.
  • Banalizzazione dei movimenti sociali: lo “slacktivism” — attivismo online a basso coinvolgimento e impatto — rischia di deviare energie e risorse da azioni collettive più incisive e rischiose, rendendo più difficile orchestrare cambiamenti sociali forti.
  • Aumento dell’impazienza e riduzione dell’attenzione: la natura effimera del potere costringe i leader a pensare a breve termine, mentre l’ipercompetizione crea “rumore” che impedisce a una causa di ottenere attenzione sostenuta, ostacolando soluzioni a problemi complessi e di lungo periodo.
  • Alienazione: cambiamenti rapidi e dirompenti e il declino delle autorità tradizionali generano disorientamento, ansia e senso di estraneità. Questa alienazione può alimentare movimenti estremisti (es. partiti di destra radicale, Tea Party, Islam radicale) che sfruttano la rabbia sociale e cercano un ritorno a certezze passate semplificate e spesso distruttive.

Il problema dell’azione collettiva. La decadenza del potere aggrava il “problema dell’azione collettiva”, per cui beni pubblici globali (pace, azione climatica, stabilità economica) beneficiano tutti, ma nessun attore può realizzarli da solo e tutti hanno interesse ad aspettare che lo facciano gli altri. Ciò conduce a un’inazione internazionale cronica e a opportunità mancate.

11. Navigare il Nuovo Paesaggio: Un Appello all’Azione

L’umanità deve, e troverà, nuovi modi di governarsi.

Riconsiderare il potere. Il primo passo è cambiare il modo in cui pensiamo e parliamo del potere, superando il “pensiero da ascensore” — l’ossessione per chi sale o scende. Questo approccio tradizionale alle classifiche oscura la realtà più profonda che il potere stesso sta decadendo, indebolendo tutti gli attori indipendentemente dalla loro posizione attuale. Comprendere questo cambiamento fondamentale è cruciale per anticipare le sfide future e pianificare efficacemente.

Attenti ai “terribili semplificatori”. La decadenza del potere crea terreno fertile per i demagoghi che sfruttano la frustrazione pubblica con promesse semplicistiche e spesso ingannevoli. Questi “terribili semplificatori” si trovano in politica, affari e movimenti sociali. Rafforzare la nostra capacità individuale e collettiva di individuarli e resistere è fondamentale in un mondo di cambiamenti rapidi e sconcertanti, richiedendo un clima politico meno accogliente per tali figure.

Ripristinare fiducia e partecipazione. Per contrastare la paralisi e permettere una governance efficace, specialmente nelle democrazie, dobbiamo ristabilire la fiducia nel governo e nei leader politici. Ciò richiede cambiamenti profondi nei partiti politici, rendendoli più:

  • Reti e meno gerarchici, come le ONG di successo.
  • Trasparenti e responsabili verso i propri membri.
  • Capacità di ispirare e mobilitare i cittadini, in particolare i giovani, oltre le basi ideologiche ristrette.
    Aumentando la partecipazione politica significativa e reinventando i partiti, possiamo incanalare l’energia politica latente verso cambiamenti desiderabili, evitando rivoluzioni costose.

Un’ondata di innovazione politica. Sebbene l’innovazione dirompente abbia trasformato quasi ogni altro aspetto della vita, la politica è rimasta indietro. Tuttavia, un’ondata rivoluzionaria di innovazioni politiche e istituzionali positive è inevitabile. Spinta dai cambiamenti fondamentali nel modo in cui il potere si acquisisce, usa e mantiene, l’umanità sarà costretta a trovare nuovi modi di governarsi, proprio come ha fatto in epoche passate di profondo cambiamento. Questo processo caotico e ampio sarà essenziale per affrontare le complesse sfide globali che minacciano la nostra sicurezza e prosperità.

Ultimo aggiornamento:

Report Issue

Sintesi delle recensioni

3.63 su 5
Media di 3.000+ valutazioni da Goodreads e Amazon.

The End of Power riceve recensioni contrastanti (3,63/5). Molti critici apprezzano l’analisi approfondita di come il potere si stia diffondendo tra governi, aziende, religioni e forze militari, a causa di cambiamenti demografici, mobilità e mutamenti culturali. Tuttavia, numerosi lettori lo trovano ripetitivo, prolisso e con un titolo fuorviante, sostenendo che il libro descriva più uno spostamento del potere che una sua fine. Alcuni riconoscono il valore di un’analisi accessibile e di esempi stimolanti, mentre altri ne criticano la ricerca superficiale, le prove insufficienti e l’incapacità di dimostrare la tesi centrale. Diversi recensori segnalano l’assenza di proposte politiche concrete e un uso poco coerente dei modelli analitici. Nonostante queste criticità, la maggior parte concorda sul fatto che il volume sollevi questioni rilevanti riguardo all’erosione dell’autorità nella società contemporanea.

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Sull'autore

Moisés Naím è uno scrittore, economista e editorialista venezuelano, nato nel 1952 in Libia. Ha ricoperto ruoli di rilievo come Ministro del Commercio e dell’Industria in Venezuela, direttore esecutivo presso la Banca Mondiale e preside della scuola di business IESA a Caracas. Tra il 1996 e il 2010 è stato direttore responsabile della rivista Foreign Policy, trasformandola in una pubblicazione pluripremiata. Attualmente conduce il noto programma televisivo latinoamericano Efecto Naím e collabora con importanti testate internazionali come The New York Times, The Washington Post e Le Monde. Nei suoi libri, tra cui Illicit e Paper Tigers and Minotaurs, affronta temi legati alla globalizzazione, all’economia e alle dinamiche del potere.

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